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Giacomo Matteotti e l’inedito UN ANNO E MEZZO DI DOMINAZIONE FASCISTA nel nuovo numero di “TEMPO PRESENTE”

 

In questo numero

L’EROE CHE NON MUORE. MATTEOTTI 96 ANNI DOPO

La memoria ai tempi della pandemia: l’immagine emblematica della commemorazione che si è tenuta lo sorso 10 giugno a Lungotevere Arnaldo da Brescia in occasione del 96° anniversario dell’assassinio di Giacomo Matteotti per mano fascista è quella dei Corazzieri  che deponevano la corona di fiori del Presidente della Repubblica ai piedi della stele monumentale indossando la mascherina, così come l’addetto militare del  Quirinale che rendeva omaggio al Martire insieme ai rappresentanti delle massime istituzioni dello Stato e degli Enti locali, a debito distanziamento sociale,  in un silenzio surreale, quasi esaltato dalle note dell’inno di Mameli che risuonavano nel cuore di una città ammutolita, senza traffico, che sembrava riflettere su se stessa.

Abbiamo riproposto quelle immagini in un filmato, dal titolo L’eroe che non muore, che raccoglie oltre 20 interventi registrati e poi condividi online di esponenti politici, storici, rappresentanti delle istituzioni culturali, della società civile, del mondo della scuola e del lavoro. Il filmato, che dura oltre un’ora, si può vedere, scaricare e condividere sui siti web delle Fondazioni Matteotti, Turati, Fratelli Rosselli e dell’AICI, l’Associazione delle istituzioni di cultura italiane, oltre che sui social network, ovvero sulle nostre pagine Facebook e su YouTube al link https://youtu.be/N5RMiaL2w3s.

Abbiamo riflettuto insieme, quel 10 giugno, ma anche ben prima, sull’evidenza che ci manca molto, Giacomo Matteotti. Manca a un’Italia sfibrata dalla crisi, aggredita dalla pandemia e, soprattutto, ripiegata su se stessa, sferzata dal vento di un’antipolitica che gonfia le vele del populismo più becero, soggetta al montante leaderismo dei mediocri, alla fuga dalle responsabilità civili, dai valori fondativi della democrazia, dal normale esercizio dell’etica pubblica e del buon governo.  Abbiamo riscoperto che Matteotti ci manca perché abbiamo ancora un grande, forse mai così grande, bisogno della sua ferma, determinata lezione civile e morale, ancor prima che strettamente politica. Del suo senso della legalità, della dignità personale, della giustizia sociale, del valore dell’istruzione, del rispetto – non soltanto formale – delle istituzioni, della buona amministrazione della cosa pubblica.

Manca a un Paese del quale Giacomo Matteotti ha contribuito con un segno indelebile alla crescita sociale, culturale, civile e morale – da perseguire seguendo la via del socialismo riformista, senza nulla concedere alla demagogia e al rivoluzionarismo parolaio.  Lui, “l’eroe tutto prosa”, come lo definì un altro martire, Carlo Rosselli.  Lui, riformista ma mai moderato, lui irriducibile e instancabile predicatore del buon governo, della sana amministrazione. Lui che credeva fermamente in quell’Italia democratica che, dopo la notte della dittatura, avrebbe trovato espressione, anche nel suo nome e grazie al suo sangue, nei diritti inviolabili e nei principi fondamentali della Costituzione repubblicana.

Lui, 96 anni fa, il suo tributo l’ha pagato, ed è per questo motivo che “Matteotti c’è”: è ancora accanto a noi. Intransigente e tenace, “Tempesta” ci mostra ancora la strada.  Vive non solo nel nostro ricordo ma anche nelle nostre coscienze di cittadini, nel nostro quotidiano, piccolo ma responsabile impegno per una società più libera, più giusta, più civile.

Per questo motivo abbiamo deciso di dedicare prevalentemente alla sua memoria questo fascicolo di «Tempo Presente», che ha un’impronta fortemente monografica. Ma anche per un altro motivo, non meno rilevante. Assistiamo da qualche tempo ad un confortante “ritorno” di Matteotti – ne parla diffusamente Angelo G. Sabatini nel suo articolo introduttivo (Verso una Matteotti-Renaissance?) – e proprio all’inizio dell’anno ci siamo trovati, insieme agli amici della Fondazione di Studi storici Filippo Turati, a presentare un evento di assoluto rilevo storiografico, politico e civile: il volume Un anno e mezzo di dominazione fascista, prezioso inedito matteottiano pubblicato sotto gli auspici congiunti delle Fondazioni Matteotti e Turati e autorevolmente curato da Stefano Caretti, cui si deve l’edizione critica in dodici (ora tredici) volumi delle Opere, grazie al ritrovamento di nuovi ed originali documenti di pugno di Giacomo Matteotti emersi dopo decenni d’oblio dal fondo della Biblioteca della Camera depositato presso l’Archivio storico della Camera dei deputati. Non avara di paradossi né di sorprese, a volte la Storia restituisce, sia pure nei suoi tempi lunghi, quello che una mano furtiva (o prudente) aveva a suo tempo sottratto.

All’inizio dell’anno, poco prima dell’embargo imposto dal lockdown, Un anno e mezzo di dominazione fascista è stato presentato, fresco di stampa, nella sua sede naturale, la Sala del Refettorio della Biblioteca della Camera dei deputati. Nelle pagine che seguono troverete – corredate da illustrazioni originali non prive di interesse – le brillanti relazioni di presentazione di Ester Capuzzo e di Fernando Venturini, seguite da brevi saggi di Alberto Aghemo e di Mirko Grasso, che ripropone una dimenticata intervista nella quale Miguel de Unamuno rende omaggio, in prosa prima che in versi, alla memoria di colui che definisce, con immagine potente, «la protesta dell’anima del mondo».

La seconda parte del fascicolo presenta temi e interventi in forte assonanza che l’eredità e la lezione matteottiana e si apre con una acuta e puntuale lettura di Maurizio Degl’Innocenti del carteggio inedito Nenni-Pertini recentemente curato da Antonio Tedesco. Seguono una testimonianza di Salvo Andò su Nenni padre della Repubblica e una pregevole ricostruzione del contributo alla Costituente di Salvatore Mannironi, a firma di Pier Alberto Capotosti.

 

Ci piace, infine, ricordare che anche questo numero di «Tempo Presente» si inserisce nel quarantennale della Nuova Serie della rivista, che ha ripreso le pubblicazioni nel 1980. Ce lo ricorda questo logo, e, ancor più, lo evidenzieranno le iniziative convegnistiche, editoriali, culturali e civili che intendiamo promuovere per la circostanza, una volta superata l’emergenza sanitaria globale, nella scia dell’impegno ideale che animò i fondatori della testata, Ignazio Silone e Nicola Chiaromonte.

Ai nostri lettori, agli amici i «Tempo Presente» continueremo ad offrire – com’è nei nostri programmi – nuove proposte di riflessione nuovi spunti di dibattito civile, rinnovate occasioni di confronto ideale lungo la stretta via, sinora percorsa per un fin troppo breve tratto, che porta a una società aperta ed equa, alla ricerca della felicità, alla buona politica, alla cultura della libertà, alla libertà della cultura.

Di seguito il link per sfogliare e scaricare l’anteprima di

«TEMPO PRESENTE» N. 472-474 aprile-giugno 2020

 

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