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L’Islam e la modernità

di Rosaria Catanoso


L’attacco alla redazione di Charlie Hebdo ha sconvolto il mondo, del resto, nell’era globale non poteva essere diversamente. La ferocia dell’attentato ha lasciato, non solo i francesi, ma tutti gli uomini dell’Occidente democratico attoniti. Annichilire la libertà di stampa e di espressione è oltraggiare la democrazia e la sua storia. Impauriti e tremanti, innanzi a così tanto terrore, dobbiamo riflettere sull’accaduto con lucidità. L’invito a pensare con coraggio è al centro del pamphlet, pubblicato poco dopo la strage, del filosofo Slavoj Žižek, L’Islam e la modernità 1.
Il filosofo tenta di contemperare le reazioni a caldo suscitate in ciascuno di noi, con l’intento di andare oltre una mera condanna sentimentale di quanto successo. Innanzi ad una tale violenza, persino acerrimi nemici politici divengono compagni di lotta contro la nuova forza che minaccia il pianeta. E così, ironia della sorte, durante le manifestazioni di Parigi i leader politici non si lasciano sfuggire l’occasione per raccogliere consensi, incardinati però sulla paura. Ipocrite commedie? Assolutamente no. Il fondamentalismo islamico diviene il male assoluto che oblitera temporaneamente qualsiasi antagonismo 2. La solidarietà nei riguardi dei francesi è comprensibile. Eppure non basta. Lo sdegno e il cordoglio, cui si ricorre ogni volta che si procede alla conta delle vittime, appaiono sempre più insufficienti e inadeguati. Non solo, è sempre più impellente l’esigenza di comprendere un episodio così ripugnante.
Ma per Žižek dobbiamo scoperchiare le logiche che sottendono alla nuova ondata di terrore religioso che sta devastando il mondo. Ecco perché l’opera ha come sottotitolo il sintagma “riflessioni blasfeme”. Con tale espressione il filosofo mostra come le sue analisi giungano, per il loro essere controcorrente, quasi alla blasfemia. E con quel termine egli non intende commettere un sacrilegio contro la religiosità islamica. Ma vuol oltraggiare il senso comune e le interpretazioni correnti per mostrare come i fatti nascondano verità che, forse, fino ad ora non abbiamo avuto il coraggio di cogliere. L’attacco terroristico, come tutti quelli a cui stiamo assistendo, è stato il frutto di un preciso programma politico. E in quanto tale fa parte di un disegno ben più ampio, che occorre analizzare senza infingimenti.
Da tempo gli studiosi si occupano, sotto diverse angolature, dell’Islam e dei suoi rapporti con l’Occidente. Pensiamo solo che nelle librerie francesi, proprio mentre si compiva la strage, trovava posto l’ultimo romanzo di Michel Houellebecq, dal titolo Sottomissione 3. L’inquietante domanda di Houellebecq è se l’Europa sia destinata a cadere nelle mani dell’Islam. Siamo innanzi al famigerato “scontro di civiltà” prognosticato da Samuel Huntington? 4 Certo è vero che gli intellettuali, in un modo o nell’altro, hanno il compito di tessere una mappatura della realtà in cui verte la relazione con la popolazione musulmana. E allora, se da un lato, le riflessioni di Žižek si pongono su questo filone di studi, dall’altro divengono innovative ed importanti per la radicalità con la quale si scrive, prima ancora che sull’Islam, sull’Occidente stesso. Il sistema attuale è il primo anarchico globale e culturalmente eterogeneo della storia umana. Fin quando esso è stato dominato dall’Occidente, o per meglio dire dalla cultura europea, le conseguenze dell’eterogeneità potevano essere, almeno in parte, neutralizzate. Ora il mondo occidentale vive una fase di declino e sorgono nuove potenze appartenenti a differenti civiltà, in competizione tra loro. L’eterogeneità tra culture, in più acquista una nuova veste alla luce del cosiddetto “risveglio islamico”, con la sua netta impronta antioccidentale.
La prima precisazione che, insieme a Žižek, dobbiamo fare non è affatto di poco conto. L’Islam e il fondamentalismo islamico non sono da associare 5. Anzi vanno distinti nettamente. Non esiste affatto un mondo musulmano. Ma, piuttosto, molti mondi musulmani, e addirittura diversi tipi di musulmani. L’integralismo del salafismo è la scuola di pensiero sunnita che reclama il ritorno alla presunta purezza originaria dell’Islam. Pensiamo al fondamentalismo come formato da varie stratificazioni.
C’è l’area più ampia, che rifiuta la violenza e che è ostile agli jihadisti almeno quanto lo è all’Occidente. Esiste, poi, un secondo gruppo, di dimensioni variabili, composto da simpatizzanti della guerra santa. Infine, c’è la minoranza jihadista vera e propria. Per jihadismo si deve intendere, generalmente, quella corrente fondamentalista che approva e promuove l’impiego della violenza allo scopo di costituire un ordine politico islamico fondato direttamente sulla legge islamica, la sharia. La maggior parte degli attuali terroristi di matrice jihadista s’ispira a un’ideologia politica che combina, da un lato, l’integralismo del salafismo e dall’altro, la promozione dell’obbligo della jihad armata contro gli infedeli.
È evidente che l’estremismo jihadista coinvolge una minoranza assai esigua dei milioni di musulmani presenti in Europa. Le manifestazioni più recenti e preoccupanti del radicalismo islamico in Europa sono costituite dagli jihadisti autoctoni oppure convertiti – e dai cosiddetti foreign fighters (combattenti stranieri).
Quello che sfugge per comprendere l’Islam e il terrorismo islamico, in particolare, è la dimensione storica e politica. La politica è inscritta nel cuore stesso dell’Islam. Il segno peculiare dell’Islam è di essere una religione che non si è istituzionalizzata, che non ha fondato, come il cristianesimo, una Chiesa. L’assenza di strutture religiose gerarchiche trova origine nella volontà del potere politico di tenere la religione sotto controllo. La Chiesa islamica si identifica con lo Stato Islamico. Lo Stato costruisce le grandi moschee e sovrintende all’istruzione religiosa. Ancora, lo Stato fonda le università ed esercita la censura in tutti i campi della cultura. Lo Stato sorveglia e controlla la moralità dei cittadini. La vita pubblica nella sua totalità deve conformarsi ai precetti religiosi. L’Islam entra, così, prepotentemente nello spazio pubblico e non resta più relegato alla sfera privata. La legge islamica non ammette alcuna intrusione da parte dello Stato all’interno dello spazio domestico. E, invece, obbliga ad attuare pubblicamente, comportamenti molto rigidi. La comunità musulmana vincola in ambito pubblico e sociale ad attenersi pedissequamente alle leggi coraniche.
Dopo queste riflessioni, Žižek confronta le società liberali e secolari dell’Occidente con lo stato islamico. L’Occidente, con la sua separazione fra religione e politica, con i suoi diritti individuali e con la sua eguaglianza formale, è per tutti i salafiti un nemico. L’Occidente è un nemico, al pari dei musulmani che si sono fatti corrompere dalla modernità, costituendo l’ostacolo più grande sulla strada della piena rigenerazione della comunità mondiale dei credenti. Il liberalismo occidentale permette a ciascuno di professare il credo che preferisce, consentendo anche di non credere, o di cambiare facilmente comunità religiosa. Questo rappresenta per un fondamentalista quanto di peggio possa esistere, poiché favorisce la competizione fra credenze diverse, giungendo alla possibilità di abbandonare la comunità di appartenenza. In Occidente il potere statale protegge la libertà pubblica, ma interviene nella sfera privata. La concezione del potere nelle democrazie occidentali si basa sul controllo capillare della vita dei cittadini. La libertà deve includere il diritto non solo di dichiarare pubblicamente le proprie opinioni per persuadere e addirittura sedurre gli altri. Ma anche di attuarle pubblicamente. Il liberalismo democratico opera al fine di sedurre. Ogni volta che riteniamo di agire liberamente siamo preventivamente stati indotti ad attuare quel tale comportamento. Siamo stati inconsciamente manipolati. Giungiamo, così, a perdere la nostra autonomia. E del resto innumerevoli sono le fonti che seducono la nostra mente e il nostro animo.
La seduzione, intrinseca alla società liberale, è una delle armi messe a punto dalle industrie consumistiche. Dalla pubblicità. Dai media. E soprattutto dalla politica. La stessa economia di mercato dell’Occidente liberale, per rimanere stabile, si fonda proprio su complessi giochi di seduzione 6.
Il sistema liberale, così, appare ai musulmani intrinsecamente corrotto dal momento che, si regge su quegli stessi vizi che pubblicamente condanna. Secondo il filosofo sloveno, in realtà, operano mediante meccanismi di seduzione anche i fondamentalisti islamici nel momento in cui invitano ad attuare dei comportamenti religiosi al fine di imitare il modus operandi del profeta.
Ecco il punto: emulare la condotta del Profeta non fa parte anch’essa di un processo di seduzione?
Pur differenziandosi nei contenuti, da un punto di vista procedurale e formale tra Occidente e fondamentalismo islamico non vi è alcuna differenza.
Žižek afferma icasticamente che il terrorismo islamico è figlio della modernità occidentale. Forse un figlio ripudiato, ma pur sempre suo erede. L’Occidente è origine e causa di tutte le sventure patite nei secoli moderni dal mondo islamico. I motivi per cui l’islamismo radicale ha occupato negli ultimi decenni sempre più spazio vanno cercati nella storia.
Il mondo arabo, al momento della decolonizzazione degli anni Cinquanta e Sessanta, ha visto prevalere, per anni (solo l’Arabia Saudita e l’Iran sono rimasti immuni, lasciando prevalere la corrente sunnita e sciita dell’Islam), una tendenza laico-socialista-militare. Successivamente colpi di stato, violenze e corruzioni sono stati la base su cui è rinata una nuova ondata religiosa dai caratteri prevalentemente fondamentalisti. I problemi del mondo islamico si sono generati dalla brusca apertura alla modernizzazione occidentale. Due sono le reazioni possibili a questo trauma. La prima è rappresentata da una modernizzazione superficiale e destinata, così, alla rovina, come è avvenuto all’interno del regime dello Scià in Iran. La seconda è proprio il ricorso diretto alla violenza, alla guerra idiosincratica tra la verità dell’Islam e la falsità dell’ Occidente. Il fondamentalismo islamico è da collocare in un contesto che ha visto, da un lato, trionfare l’egemonia della globalizzazione; e dall’altro la scomparsa della sinistra laica nei paesi musulmani. Il fondamentalismo islamico è un nemico di processi di liberazione. L’obiettivo non è il benessere della popolazione. Da ciò deriva l’indifferenza innanzi alle catastrofi umanitarie che avvengono all’interno dei suoi territori.
L’unica speranza per il liberalismo di riuscire a sconfiggere il fondamentalismo, per il filosofo sloveno sarebbe possibile ottenendo l’aiuto della sinistra radicale. Solo un rinnovamento della sinistra potrebbe salvare i valori della libertà, dell’uguaglianza. Valori che il liberalismo non è stato abbastanza forte da tutelare.
Il fondamentalismo islamico non cerca la liberazione dagli oppressori, così come il liberalismo non vuol giungere al rispetto della libertà dallo sfruttamento. E di contro il fondamentalismo sarebbe, così, una reazione – falsa e mistificante – ai limiti reali del liberalismo. Ecco perché il fondamentalismo deriverebbe dal liberalismo. Žižek giunge a considerare il fondamentalismo islamico e il liberalismo come due facce di una stessa medaglia. Ipotesi paradossale. Ma non del tutto estrema o esagerata. Entrambe sono culture politiche tese a consolidare l’ordine costituito. Addirittura sono viste come culture politiche che opprimono. Egli ritiene che il fondamentalismo islamico, come progetto politico, sarebbe il tentativo feroce di poter condizionare proprio la globalizzazione, senza mai metterla in discussione.
Il fondamentalismo sarebbe un fattore reattivo alla globalizzazione, alle trasformazioni a cui ha dato il via, al fallimento dei processi di modernizzazione seguiti alla decolonizzazione e ai progetti “liberali” di costruzione di società multiculturali. Lo stato islamico mira a conseguire una rivincita nei riguardi dell’Occidente, volendo giungere a divenire unico protagonista della storia mondiale. Quindi, è erroneo considerare il fondamentalismo come un soggetto antagonista alla società del capitale. Del resto utilizza le medesime risorse della globalizzazione, le stesse strutture digitali e informatiche e la ricchezza prodotta dal mercato. Possiamo osservare, infatti, come gli jihadisti, assassini della peggiore specie, sono esperti di informatica e usano i media e i social network con maestria. Se da un lato l’ideologia dello Stato Islamico condanna il libertinismo dell’Occidente, dall’altro lato mostra apertamente decapitazioni, schiavitù sessuale giustificata, distruzione dell’arte e della cultura. L’Islam rappresentato da Žižek va concepito come un caso di modernizzazione perversa e inquadrato nella serie di modernizzazioni conservative 7. Chi si oppone alla globalizzazione in nome delle tradizioni che essa starebbe minacciando è imbrigliato all’interno della modernità.
Per il filosofo i terroristi islamici sono profondamente turbati, intrigati, addirittura affascinati dalla vita dell’Occidente. Il loro intento è, annientando la cultura occidentale, eliminare la loro stessa tentazione e l’origine dalla quale potrebbe scaturire. L’irruenza e la veemenza dei terroristi testimoniano la mancanza di vere convinzioni. I fondamentalisti islamici non sono fino in fondo certi d’essere superiori alla cultura occidentale, contro la quale si scagliano. Il filosofo si domanda quanto debba essere fragile la fede di un musulmano se può essere minacciata da una vignetta satirica.
Ecco perché si chiede: «se i cosiddetti fondamentalisti di oggi credessero veramente di stare percorrendo la via della Verità, perché mai dovrebbero percepire i non credenti come una minaccia, perché mai dovrebbero invidiarli?» 8. L’invito del filosofo sloveno è rivolto a un uso adeguato del pensiero critico, volendo guardare e formulare giudizi sulla realtà contemporanea che smascherino i falsi miti della cultura liberale. Egli, così, mentre si scaglia contro la misoginia dei fondamentalismi islamici, condanna l’esaltazione consumistica del corpo delle donne in Occidente. Pensiamo un attimo allo stupro subito dalle donne. Alla sottomissione del corpo di una persona contro la propria volontà al fine di ricavarne un godimento sessuale. Atti di tal specie il liberalismo li etichetta come forme di violenza. La tolleranza verso lo stupro, presente nei paesi musulmani, si radica nel ritenere che uno stupratore è sempre segretamente sedotto dalla sua vittima. La donna in quanto tale è uno scandalo ontologico, e la sua esposizione pubblica è un affronto a Dio. La donna inganna, provoca e minaccia gli uomini. Deve, così, essere controllata. Occultata. Nascosta. Perfino cancellata.
In altri termini si impone alle donne di indossare il velo proprio per evitare che gli uomini si sentano provocati. Consci che non saprebbero resistere, gli uomini reprimono ogni forma di desiderio. Le donne sono ritenute interamente responsabili della condotta sessuale degli uomini. E gli uomini appaiono totalmente asserviti ai loro appetiti sessuali.
Invece gli occidentali, enfatizzando la condotta sessuale maschile, presumono che gli uomini siano capaci di controllare la loro libido. E non sono schiavi delle loro cieche pulsioni sessuali. Per Žižek chi non è disposto ad analizzare in modo critico la democrazia liberale non può esprimere un giudizio reale sul fondamentalismo islamico. Egli, prima di condannare il fondamentalismo islamico, sferra un duro attacco alla supremazia culturale e politica incarnata dalla tolleranza occidentale. Da sempre, tale termine è stato un baluardo ostentato, più che veramente espresso dalla cultura liberale. Ma ora, per Žižek meritano d’essere smascherate le finzioni che si nascondono dietro la nostra presunta tolleranza. Così facendo scopriremo come non sono solamente i musulmani ad essere intolleranti. Tutte le espressioni che possono turbare o indurre ad alterare il rapporto tra il musulmano e la propria sfera religiosa sono da considerare blasfeme. Per i musulmani è impossibile rimanere in silenzio di fronte alla blasfemia. Ed è anche impossibile rimanere inerti. Da ciò scaturisce in loro un impulso irrefrenabile, che può indurli a commettere atti violenti e omicidi. Quando i membri di una comunità religiosa avvertono come un’offesa blasfema – o una minaccia ai propri valori – lo stile di vita stesso di un’altra comunità, non riescono a rimanere indifferenti. Per Žižek questo atteggiamento è da collocare perfettamente all’interno del modus pensandi contemporaneo. Egli infatti ritiene che: «le origini del liberalismo non devono essere rintracciate in una qualche forma di individualismo esasperato; in principio, il liberalismo costituiva piuttosto una risposta al problema di cosa fare in una tale situazione, quando due gruppi etnici o religiosi che vivono fianco a fianco presentano stili di vita incompatibili» 9.
Forse con un esempio a tratti azzardato ma significativo, il filosofo paragona, l’impossibilità a rimanere in silenzio da parte dei musulmani innanzi a ciò che da loro è ritenuto blasfemo, all’incapacità di tollerare la pratica dell’aborto da parte del movimento antiabortista cristiano. Anche per l’Occidente liberale c’è un lungo elenco di atteggiamenti e di pratiche impossibili da tollerare. Per i liberali occidentali è impossibile da tollerare il sessismo, il razzismo. E i fondamentalisti islamici considerano insopportabile lo sfruttamento selvaggio perpetrato dall’Occidente liberale.
Oggi, per i fondamentalisti, attaccare proprio l’egualitarismo e il diritto alla tutela della libertà personale è il solo modo per condannare la dominazione “totale” portata avanti dall’economia del capitale, ma ammantata e nascosta dalla libertà dall’uguaglianza e dalla democrazia. Non c’è alcuna diversità tra l’avversione manifestata e l’intolleranza da parte dei musulmani nei riguardi delle nostre immagini blasfeme e del nostro umorismo avventato, e quella espressa da parte dei liberali occidentali nei riguardi delle pratiche di comportamento estranee all’Occidente, e che sono intrinseche alla religiosità musulmana. Come i fondamentalisti non tollerano la libertà di stampa e di espressione, così noi ripugniamo la subordinazione delle donne, l’uso del burqa e le tradizioni professate dal musulmani. Per i liberali le donne musulmane possono indossare il velo come libera scelta. Ma inorridisce, fino a non riuscire ad accettare, qualora divenga un’imposizione dei mariti o della famiglia. E, allora, la nazione della Rivoluzione per antonomasia, la Francia, impone il divieto di portare il velo a scuola. Il velo rappresenta per i francesi un segno troppo forte di identità personale. E turba il principio francese dell’uguaglianza fra i cittadini.
Le donne musulmane, che vivono in società secolarizzate, hanno continuato a praticare la loro fede in modo intimo e individuale, relegando la propria religiosità ad un fatto interamente privato. Nello spazio pubblico, invece alle donne è d’obbligo assimilarsi. Ecco come la Francia, società che a livello normativo tutela la libertà religiosa, considera la libertà di culto come un affare privato del cittadino. La Francia è neutrale nei riguardi delle differenti religioni presenti nella società civile: esse possono organizzarsi liberamente. Ma ogni credente è chiamato a considerare la fede come una scelta privata 10. Nel contesto della Francia repubblicana indossare il velo diviene quasi provocatorio. Ciò che un tale divieto statale proibisce è di esprimere la propria identità.
Da qui il rimodellamento dell’identità diventa, per molte giovani, una sorta di antidoto verso un Occidente che sembra oscillare nei confronti del mondo musulmano tra sentimenti di attrazione e rigetto. Generalizzando possiamo giungere a ritenere che ogni differenza – da quella religiosa, a quella culturale, economica, ed ancora politica e sessuale – non è mai davvero tollerata.
Nelle nostre società secolari basate sulla scelta, coloro che conservano un’appartenenza religiosa sono in una posizione subordinata. Pur essendo loro concesso di conservare il proprio credo, questo è solo tollerato come scelta o opinione. Ma appena essi esprimono e rivendicano pubblicamente il loro credo sono accusati di fondamentalismo. Da ciò emerge che l’universalismo liberale è solo un’illusione. Una maschera. Nel mondo liberale prevalgono intolleranze, incapacità ad accettare gli altri nella stessa misura in cui sono presenti nel mondo fondamentalista musulmano. Ad essere diversi sono i comportamenti che noi etichettiamo come inaccettabili. Qui si manifesta il paradosso della tolleranza che apparentemente sopporta la molteplicità di stili di vita e d’identità diverse. E, in realtà, accetta solo coloro che a quell’universo si omologano. Tolleranti sì, ma con quelli uguali a noi. Accondiscendenti, anche, ma a patto di non ledere i nostri spazi.
E, allora, come assicurare la giusta convivenza con le culture diverse? Se i testi sono pretesti per analizzare l’esistente, andando oltre le analisi esposte da Žižek possiamo giungere a una soluzione affinché si giunga ad una convivenza tra le culture? Il conflitto e la diversità tra culture ci impongono di scegliere come agire. Non semplicemente tollerare. Assodato che siamo incapaci di farlo. Dobbiamo, incontrando l’altro, superare le presunzioni che, di fatto, ammorbano le relazioni umane a tutto vantaggio di quell’apertura mentale utile a confrontarci con i diversi da noi. Siamo chiamati a mettere in discussione le nostre certezze, le fissità identitarie. Abbiamo bisogno di promuovere una campagna di educazione in cui sia fondante l’intercultura, come “scambio di vedute aperto rispettoso e fondato sulla reciproca comprensione, fra individui e gruppi che hanno insieme alle origini anche un patrimonio etnico, religioso e linguistico differente” 11.
Solo il dialogo interculturale può essere una risposta contro l’emarginazione e contro la frammentazione sociale. Educare in prospettiva interculturale in senso estensivo significa, pertanto, impegnarsi affinché la persona sia aperta all’incontro. All’accoglienza. Alla collaborazione. E allo sviluppo in contesti di autentica reciprocità relazionale. Per tramite dell’intercultura potremo tutelare il rispetto reciproco, l’apprezzamento dell’altro, la dignità umana. E ancora sarà possibile aiutare chi si trova in condizione di disagio. Per tramite del dialogo interculturale sarà possibile realizzare quella “fusione di orizzonti” che obbliga a superare la logica dell’omogeneo e del monolitico, a tutto vantaggio della diversità. L’intercultura sarà un’alleanza tra persone, tra enti e associazioni che s’impegnano a realizzare quell’ideale di cittadinanza planetaria 12 che sola può salvare la terra.


NOTE
1 S. Žižek, L’Islam e la modernità, Ponte alle grazie, Milano 2015
2 M. Graziano, Guerra santa e santa alleanza. Religioni e disordine internazionale nel XXI secolo, il Mulino, Bologna 2015
3 M. Houellebecq, Sottomissione, Bompiani, Milano 2015
4 S. Huntington, Lo scontro delle civiltà e il nuovo ordine mondiale, Garzanti, Milano 2000
5 R. Guolo, Il fondamentalismo islamico, Laterza, Roma 2002
6 A. Panebianco, Il potere, lo Stato, la libertà. La gracile costituzione della società libera, il Mulino, Bologna 2004
7 S. Žižek, L’Islam e la modernità, cit. p. 29
8 Ivi, p. 16
9 Ivi, p. 35
10 E. Pace, Islam in Europa. Modelli di integrazione, Carocci, Roma 2004
11 Consiglio d’Europa (a cura di), Libro bianco sul dialogo interculturale, Strasburgo 7.5.2008, p. 17
12 E. Morin, I sette saperi necessari all’educazione del futuro, Raffaello Cortina, Milano 2001, p. 120

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